I 5 errori di traduzione più imbarazzanti della storia del business

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Allargare il business a nuovi paesi può essere la chiave del successo di un’attività. Tuttavia, scalare non è solo una questione di numeri.

Ciò che funziona in un paese non necessariamente funziona al di fuori di esso. Quantomeno, non sempre allo stesso modo.

Per questo è fondamentale analizzare il nuovo campo d’azione prima di iniziare il processo. In questo modo, sarà possibile attuare tutti gli accorgimenti necessari per scongiurare problemi ed ottimizzarne il business.

Ad esempio, se intendi esportare il tuo marchio, è opportuno verificare se il tuo nome, il logo o la tag line significano qualcosa di diverso nelle regioni in cui ti stai espandendo. Una parola innocua in italiano potrebbe, ad esempio, rivelarsi imbarazzante e dannosa se usata in Francia, in Germania o in Russia o in Cina.

Per questo, prima di debuttare in un nuovo mercato, ogni impresa dovrebbe affidarsi ad un traduttore professionista come Pierangelo Sassi, esperto di traduzioni danese italiano.

5 errori di traduzione che hanno imbarazzato 5 grandi aziende

Alcune grandi aziende non lo hanno fatto o hanno svolto un lavoro insufficiente dando vita ad errori imbarazzanti. Errori da penna rossa oggi riportati in tutti i manuali di marketing sotto al titolo: “Cose da NON fare MAI”.

Ecco alcuni dei casi più famosi ed ecclatanti:

  1. IKEA, impero dei mobili a basso costo ha avuto un bel da fare in Cina a causa di… un peluche. Nel sito locale della compagnia venne inserito Lufsig, un lupacchiotto ispirato alla fiaba di Cappuccetto Rosso, che, per il mercato cinese, fu ribattezzato Lo Mo Sai (路姆西). Sfortunatamente, questa parola conteneva un omofono di Hai (閪) che in cantonese significa “vagina” e Lo Mo Hai (老母 閪) significa nientemeno che ” vagina materna”. Non esattamente un nome ad un pupazzo per bambini;
  2. Nel 2011, la multinazionale statunitense Dell ebbe una fuga di notizie che riguardava il tablet Latitude ST (nome in codice Peju). Se gli appassionati di tecnologia di tutto il mondo posero l’attenzione sulle caratteristiche del prodotto svelate in anteprima, in Indonesia gli occhi (increduli) caddero sul nome. “Peju”, in gergo indonesiano, significa sperma;
  3. Il formaggio Kiri, prodotto da Bel Group, ha necessitato di un piccolo ritocco per poter sopravvivere in Iran. Kiri, in persiano, è un termine dispregiativo usato per indicare i genitali maschili e significa anche marcio o rancido. È facile intuire perché il prodotto sia stato ribattezzato con un nuovo nome, “Kibi”;
  4. Prima di essere dismessa nel 2017, Lumia è stata una famosa linea di smartphone prodotta da Nokia e, in seguito, da Microsoft. Peccato che “lumia” in spagnolo si traduca in prostituta. Per fortuna, si tratta di un termine poco diffuso e il nome del brand fu mantenuto anche in quell’area geografica;
  5. Anche la Apple, sì, Apple ha avuto qualche problemino con Siri. In Giappone, l’assistente vocale di Cupertino si pronuncia come “shiri” che significa glutei. In Indonesia non va molto meglio dato che il termine “siri” si traduce in “matrimonio di fatto (non registrato)”.

Come evitare certi errori nella tua azienda

Quindi, come se ne esce? Se, da una parte, trovare un nome brand che funzioni in ogni angolo della terra è difficile (se non impossibile), dall’altra, quasi sempre, questo non è indispensabile.

Un’azienda vuole estendersi in Germania? Sarà opportuno analizzare il mercato tedesco. Si punta al Giappone? Basterà approfondire a dovere la lingua e la cultura nipponica.

Correre il rischio, sbagliare e correggersi in corso d’opera? Meglio di no.

Alcune delle aziende sopra citate hanno commesso errori madornali e sono sopravvissute, è vero. Ma non farti trarre in inganno: quasi tutte loro sono giganti e hanno la forza di correggersi e resistere a qualche colpo basso. Tu, invece, non sei Apple e non puoi permetterti certi sbagli. Meglio investire in un traduttore professionista prima, piuttosto che affannarsi per tentare di salvare il salvabile quando è troppo tardi.

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